Le storie di out of fashion: Anna

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Le storie di out of fashion: Anna

di Paola Baronio

Anna Castiglioni è una donna che sogna ma che la vita ha obbligato a stare fin troppo sveglia, e non solo a causa della piccola Gaia che in questi anni la fa dormire poco la notte. Anna ha la passione per la pittura, per l’arte, per il bello. Ama la moda e ha una fissazione per le scarpe. Ha un grande interesse per la sostenibilità e per tutte le tematiche legate all’ecologia. Anna vorrebbe realizzare una collezione di scarpe vegane. Per questo si è iscritta ai corsi di out of fashion, che frequenta con passione, ritagliando le due giornate di lezione agli impegni di famiglia e di lavoro. Anna vuole approfondire il suo sapere, vuole allargare le sue conoscenze, vuole cogliere le opportunità professionali che la moda sostenibile può fornire agli operatori e apprendere i fondamenti, anche economici, per dare vita al suo progetto su basi solide. Perchè Anna non ha più voglia di rimandare i sogni ma sa che deve mediare i suoi desideri con le esigenze di una quotidianità molto concreta e con la quale fa i conti fin da quando è adolescente.  Per esempio, disegnava con passione e amava la pittura, ma anziché studi artistici i genitori l’hanno orientata verso il liceo scientifico, convinti che fornisse basi più solide per un ingresso nel mondo del lavoro. Ingresso che è avvenuto puntualmente nel settore turistico come agente di viaggio. Una professione che dà ad Anna un impiego sicuro per una decina d’anni e la possibilità di viaggiare in gran parte del mondo ma che non le fa battere il cuore. Tanto che per anni, dopo gli orari di ufficio, frequenta i corsi di pittura con l’artista Benito Trolese che la porta ad esporre anche al centro d’incisione dell’Alzaia Naviglio Grande.

Quando il settore ha cominciato a risentire della crisi e i grandi tour operator sono falliti, Anna decide di imprimere un cambio radicale alla sua vita: lascia l’impiego sicuro per diventare stilista di scarpe, un sogno che coltiva fin da piccola e che finalmente può essere alla sua portata. Con parte della liquidazione paga la frequenza alla prestigiosa (e costosissima) Ars Sutoria School e ottiene il diploma di stilista e modellista di scarpe. L’impatto con gli imprenditori e gli operatori del settore calzaturiero, però è molto deludente. Anna si scontra con un settore obsoleto e di ristrettissime vedute e con una crisi incipiente, che ha coinvolto moltissimi calzaturifici della zona. Dopo un paio di colloqui che offrivano stage gratuiti e un contatto con il modellista di Christian Louboutin che non porta a niente, Anna deve tornare con i piedi per terra. Non può permettersi di lavorare gratis e c’è un mutuo da pagare. Rimanda una volta di più i sogni di gloria e si dà da fare con una lunga serie di lavori e lavoretti presso agenzie di viaggio ma anche come cameriera in un ristorante o centralinista in una grande azienda. Poi l’incontro con il futuro marito, la collaborazione per la sua agenzia di videomaker, un lavoro come redattrice web di Blogo dove diventa coordinatrice del canale del portale dedicato alla moda. Da giornalista la conoscenza delle tematiche legate alla sostenibilità diventa più approfondita mentre la tragedia di Rana Plaza la avvicina definitivamente alle tematiche e ai valori della moda etica. “L’avere sposato un vegetariano ed essere diventata mamma di una bambina dalla pelle delicata hanno senz’altro contribuito alla causa”, sintetizza lei. E’ dall’esigenza di trovare scarpe per il compagno, che nasce l’idea delle calzature vegan/eco-sostenibili. I prodotti che vede in giro sono secondo lei esteticamente discutibili. Anna invece vuole realizzare scarpe belle, alla moda, confortevoli. Come i modelli che realizzava durante i corsi di Ars Sutoria. Come le creazioni di Ferragamo, che è il suo punto di riferimento nel settore calzaturiero.

Difficile però fare tutto da sola. Gli investimenti sui materiali delle scarpe sono alti, gomme e vegetan (un tipo di ecopelle) costano. Per i campioni poi bisogna appoggiarsi a dei calzaturifici. Servono budget e un progetto molto mirato.  Per questo Anna, che ora è ancora giornalista freelance, punta parecchio sui moduli e sulla pre-incubazione realizzati da out of fashion con la collaborazione di CNA Milano e Monza Brianza.

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Nel frattempo si è aperta la possibilità di accedere al microcredito pubblico riservato alle partite IVA aperte da meno di cinque anni. “Si tratterebbe di 25 mila euro, una base solida da cui partire con una mia linea di calzature – ci spiega -. Al momento sto preparando la documentazione per partecipare al prestito, e incrocio le dita. Non sono le idee o la voglia di mettermi in gioco a mancarmi, ma un finanziamento che mi faccia avviare concretamente l’attività”. Insomma, il sogno nella vita di Anna è ancora una volta a portata di mano. Chissà che non sia la collezione di scarpe vegane a farle spiccare il volo.

By |2018-10-16T13:30:20+00:00marzo 10th, 2015|Categories: Le storie di out of fashion, MAGAZINE|Tags: , , , , , , |Commenti disabilitati su Le storie di out of fashion: Anna

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