Le storie di out of fashion: Rosalba

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Le storie di out of fashion: Rosalba

di Paola Baronio

I suoi gioielli sono davvero belli. Quando glielo si dice, Rosalba Rombolà fa un grande sorriso che le illumina gli occhi ambrati. Lei però sa di essere brava. Lo sa da quando era bambina: se le regalavano un braccialetto o una collanina, li disfava, rubando le pinze al papà, e li rifaceva a suo gusto. Giocava con i materiali, aggiungeva tessuti e colori per abbinarli ai suoi vestiti. Non era difficile per lei, bastava seguire un estro e la tradizione di famiglia, dove tutte le donne erano brave a lavorare a maglia o all’uncinetto.

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Una tradizione che Rosalba ha continuato a coltivare anche quando ha lasciato la nativa Tropea per Milano, dove vive dai tempi dell’università. “Dopo la laurea ho trovato un buon impiego ma non ho mai trascurato la mia creatività. Ho frequentato un corso serale di sei mesi con l’orafo Davide De Paoli e un altro di design del gioiello al Politecnico, mettendomi in aspettativa per tre mesi dal lavoro”.

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Proprio sui banchi del Politecnico, però Rosalba capisce che il suo approccio al gioiello non passava attraverso CAD e software: “Io ho bisogno di un contatto tattile con la materia. Devo toccare, forgiare, trasformare”. Come quando era bambina, come fa da sempre quando si trova a casa, a Tropea. “Quando tornavo in Calabria frequentavo un artigiano che mi ha insegnato a realizzare cestini in vimini, una tecnica che ho poi utilizzato per i miei gioielli in spago e fil di ferro”, ci spiega.

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Tropea però è anche mare e spiaggia. E’ lì che Rosalba trova il materiale per le sue creazioni:  reti di pescatori, pezzi di legno, fondi di bottiglia, persino la plastica di vecchi palloni abbandonati dalle estati precedenti. Quelli che agli occhi di tutti sono rifiuti e materiali di scarto, agli occhi di Rosalba luccicano come metalli e pietre preziose. “Amo trasformare e dare nuova vita ai materiali di uso quotidiano, restituire dignità a un oggetto che è stato buttato, rifiutato e offrirgli un’esistenza all’insegna del lusso”.

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La sua prima collezione di gioielli, nata da lunghe passeggiate sul litorale viene chiamata Reti Preziose. Piace molto alle amiche di Rosalba – che a questo punto fanno a gara per portarle i materiali per realizzare le sue creazioni – ma anche ai curatori di una mostra ai Frigoriferi Milanesi dove espone i suoi primi gioielli.
Intanto l’evoluzione creativa di Rosalba la porta a sperimentare intrecci di fili di ferro e tessuti per la collezione Sculture di Fili. Sono accessori importanti, che Rosalba pensa per occasioni altrettanto importanti come i matrimoni delle amiche. Non a caso, le collane prendono nomi femminili, come quelli delle donne alle quali sono destinate e che custodiscono una forte componente affettiva: Anna, Sandra, Laura…

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Dopo il ferro però è la volta di viti e bulloni: “Svitata” è la linea che prevede bracciali e collane realizzate con viti e fettucce. “Mi è piaciuta l’idea di utilizzare componenti dell’immaginario maschile e di intrecciarli con la tecnica dei cestini” spiega lei con un altro dei suoi sorrisi. E la sperimentazione continua con i bracciali in vinile, realizzati sciogliendo con appositi solventi i vecchi 45 giri trovati per casa o ai mercatini.

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Non stupisce che nel frattempo Rosalba abbia sviluppato un’autentica passione per gli attrezzi da lavoro maschili: non c’è utensile che manchi nella sua casa-officina dove lavora pagliette da cucina, cannucce nere avanzate dai bar, sassi e pietre di mare e li trasforma in gioielli.
La bellezza di un oggetto va guardata con occhi speciali. E ancora una volta non è un caso che, dovendo scegliere uno dei cinque sensi come tema del concorso di Circuiti dinamici “Ridefinire il gioiello”, Rosalba abbia voluto proprio la vista. “Ho realizzato un bracciale con una foglia essiccata di fico d’India che avevo trovato in spiaggia. Ho ‘visto’ la trama lignea della foglia di fico e ho sperimentato a lungo per rendere resistente la forma tubolare del bracciale. Mi mancava la soluzione per chiuderla. E ancora una volta, di notte, ho ‘visto’ la soluzione: un bottone che ho interpretato come il frutto che mancava alla foglia”.

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La storia di questo gioiello è stata premiata con un’esposizione alla mostra Natura Donna Impresa per Expo 2015 e il bracciale è stato esposto a gennaio in viale Montenero a Milano e lo sarà anche sui Navigli per la mostra itinerante del concorso.
Il sogno nel cassetto di Rosalba è di diventare creatrice di gioielli a tempo pieno. Un sogno che secondo lei potrebbe essere realizzabile, creando un network tra addetti ai lavori nel settore della moda sostenibile. Anche per questo si è iscritta ai corsi di out of fashion dove frequenta tutti i moduli.

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“Voglio ottenere una conoscenza il più possibile completa sulla moda etica. Finora ho trovato tutte le lezioni interessanti e sono contenta di non averne escluso nessuna. Ho bisogno di conoscere prima di fare e questo corso fa al caso mio”.

 

By |2018-10-16T13:30:23+00:00febbraio 3rd, 2015|Categories: Le storie di out of fashion, MAGAZINE|Commenti disabilitati su Le storie di out of fashion: Rosalba

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